RIUSO
La filosofia che sta alla base del progetto Le Sedie del Torchio è quella del riuso inteso come rispetto della storia e dell’essenza di un oggetto e volontà di dargli un nuovo corso dopo che questo ha smarrito fisiologicamente la propria principale funzione. Le barriques sono pregiati contenitori di vino che perdono nel tempo la loro capacità di effondere aromi. Pertanto hanno una durata massima di due anni e dopo questo tempo rimangono inutilizzate.

Marco Torchio recupera le barriques dalle cantine, le smonta e costruisce le sedie assemblando le doghe delle diverse botti. Ogni sedia racconta pertanto la storia della botte con cui è stata costruita. Il metodo di lavoro prevede soltanto un assemblaggio artigianale senza snaturare il materiale. Rimangono perciò le macchie del vino contenuto delle botti, l’aroma del legno, le scritte di fabbricazione e tutta la storia che quel materiale porta con sè. La materia prima non viene quindi snaturata, ma rispettata e trasformata a nuova funzionalità.

Barrique di Barolo del 1999
Barrique di Barolo del 1999

Il fascino nell’oggetto sta dunque nella sua intrinsecità, nel suo rapporto col tempo, nella magnificenza nascosta e percepita istintivamente prima dall’artista che lo modella o lo consegna a una nuova funzionalità, poi alla persona che di quell’oggetto usufruisce.

Il riuso non è solo procastinamento di funzionalità ma anche il riconoscimento e la celebrazione del lavoro di chi ha “formato” l’oggetto, sia esso il tempo, l’artigiano, la storia, il fabbro, la percezione, o il vignaiolo.

ARCHITETTURA & DESIGN
La costruzione dell’oggetto non segue una progettualità sistematizzata. L’assemblaggio delle doghe è un lavoro artigianale che nasce dal gesto istintivo del costruire e che si nutre della ricerca della bellezza mista alla volontà di creazione di un oggetto funzionale. I disegni dei modelli sono successivi alla costruzione dei prototipi.

La filosofia su cui si basa il progetto è che l’architettura e il design nascono da un bisogno, sia esso interiore, sociale o culturale. L’architettura non è oligarchia, l’architettura è fatta dalla gente, è il riflesso di una società e di un bisogno. E il bisogno porta spesso a utilizzare gli strumenti e il materiale che si hanno naturalmente a disposizione. Ogni costruzione, ogni opera, è il prodotto di un determinato luogo, riflesso di un contesto culturale e sociale.

Le Sedie del Torchio è quindi un progetto figlio di un territorio, quello delle Langhe, in cui forte e determinante è la cultura del vino e la mentalità contadina del “campè via niente”, in italiano non buttare via niente.

Proprio in questa consapevolezza di appartenenza sta il vero valore aggiunto del progetto.

FORMA & FUNZIONE
Le Sedie del Torchio nasce dal fascino per la botte, per l’elemento sferico che richiama la forma dell’uovo, così perfetta, geometrica che simboleggia l’accoglienza ancestrale, il guscio di protezione. La purezza di questa forma così disponibile a farsi sfruttare, è la premessa di ogni creazione e viene trasportata nell’assemblaggio delle doghe.

Nell’evoluzione dei progetti e nella produzione dei prototipi, i riferimenti tecnologici ed estetici si fondono secondo i dettami razionalistici, dove forma e funzione rappresentano vicendevolmente una la ragione dell’altra. L’ispirazione è libera: gusci di vasche da bagno dedicate all’idroterapia, per lo studio del profilo portante della sedia, l’arte africana negli arredi, Carlo Mollino e i suoi “legni vivi”.
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